Regime forfettario 2026: come funziona, soglie 85.000 e 100.000 e calcolo imposte

Pubblicato il 11 febbraio 2026 alle ore 09:00
Tipologie di società in Italia: quali sono e quale scegliere

Il regime forfettario 2026 continua a essere, per moltissime partite IVA, il modo più semplice e prevedibile di pagare le imposte. Ma la parola “semplice” è vera solo se conosci bene due cose: le soglie (85.000 e 100.000) e il meccanismo del calcolo (coefficiente + contributi + imposta 5% o 15%). 

Concetto base: nel forfettario non scarichi i costi reali come nel regime ordinario. Il reddito imponibile viene stimato in modo forfettario applicando ai tuoi ricavi un coefficiente di redditività legato al codice attività. Poi su quel reddito (al netto dei contributi previdenziali) paghi un’imposta unica: 15% nella maggior parte dei casi, oppure 5% per i primi cinque anni se rientri nella disciplina “startup” del forfettario. 

Il punto chiave: le soglie (85.000 e 100.000)

La prima soglia è quella che tutti conoscono: 85.000 euro.

In pratica, per entrare e restare nel forfettario devi rispettare il limite dei ricavi/compensi previsto dalla norma.

La seconda soglia è quella che spesso viene ignorata finché non è troppo tardi: 100.000 euro. Perché è speciale? Perché quando superi 100.000, non esci “dall’anno successivo”: esci subito, nel corso dell’anno, e scatta anche l’IVA sulle operazioni che ti portano oltre la soglia. È un cambio di regime “istantaneo”, con effetti concreti su fatture e adempimenti.

Requisiti principali: chi può applicarlo nel 2026

Oltre al limite di 85.000 euro, il forfettario ha altri requisiti pratici che conviene leggere come “semafori”:

  • Uno dei più rilevanti è il tetto alle spese per lavoro (dipendenti/collaboratori e simili), che devono restare entro 20.000 euro lordi nell’anno precedente.

  • Poi c’è il tema dei redditi da lavoro dipendente/assimilati: la disciplina ha avuto aggiornamenti e interpretazioni nel tempo, e nella documentazione parlamentare collegata al 2026 compare il riferimento a una soglia di 35.000 euro come limite rilevante in ottica di accesso. Se sei in questa zona grigia (dipendente + P.IVA), conviene verificare il caso concreto con attenzione perché è un’area dove gli errori sono frequenti.

Esclusioni: quando il forfettario non è proprio disponibile

Qui è dove molte persone “perdono” il forfettario senza accorgersene, perché non basta stare sotto 85.000 euro: devi anche non ricadere in alcune cause di esclusione. Tra le più comuni ci sono: l’uso di regimi speciali IVA, alcune configurazioni societarie (partecipazioni o controllo di società in situazioni specifiche), e soprattutto i casi in cui l’attività è svolta in modo prevalente verso l’attuale/ex datore di lavoro in un certo arco temporale. La lista completa è nella norma, e vale la pena leggerla una volta con calma, perché spesso basta un dettaglio societario per cambiare tutto.

Come si calcola l’imposta nel forfettario

Il calcolo, se lo guardi nel modo giusto, è lineare:

  1. Prendi i ricavi/compensi.

  2. Applichi il coefficiente di redditività legato alla tua attività (ATECO/gruppo attività).

  3. Dal reddito così calcolato sottrai i contributi previdenziali versati (questa è una cosa che tanti dimenticano: i contributi incidono eccome sulla base).

  4. Sul risultato applichi l’imposta: 15% oppure 5%.

Il passaggio “magico” è il coefficiente: è quello che decide quanta parte dei ricavi viene trattata come reddito. Per esempio, molte attività professionali hanno coefficienti alti (quindi reddito “stimato” alto), mentre commercio ed e-commerce tendono ad avere coefficienti più bassi (reddito “stimato” più basso). 

5% o 15%: la differenza che cambia i primi anni

Il 5% non è “per i giovani” o “per chi apre adesso”: è per chi rientra nelle condizioni di nuova attività previste dalla legge, e vale per 5 anni (anno di avvio + quattro).

In sintesi: non devi aver svolto attività simili nei tre anni precedenti, non deve essere una mera prosecuzione di lavoro precedente (con eccezioni), e se subentri in un’attività, devono esserci condizioni specifiche sui ricavi. Se rientri, è una leva enorme perché abbassa drasticamente il carico fiscale nella fase più fragile.

Esempi

Qui uso contributi indicativi solo per mostrarti il meccanismo.
Nella realtà variano per gestione e situazione.

1) Professionista (coefficiente alto, 78%)

Immagina un consulente che fattura 45.000 euro e rientra nel 5%. Con coefficiente 78%, il reddito forfettario è 45.000 × 78% = 35.100. Se ipotizzi 9.000 euro di contributi, la base scende a 26.100 e l’imposta al 5% è 1.305 euro. È il classico caso in cui il 5% dà un vantaggio molto percepibile.

2) Artigiano/servizi (coefficiente 67%)

Qui il reddito forfettario è 60.000 × 67% = 40.200. Se versi 12.000 di contributi, imponibile 28.200 e imposta 15% = 4.230. Noti la differenza: con aliquota 15%, il tema “contributi” pesa ancora di più perché ti riduce la base prima dell’imposta.

3) E-commerce/commercio (coefficiente 40%)

70.000 × 40% = 28.000. Mettiamo 5.000 di contributi: imponibile 23.000. Imposta 15%: 3.450. Questo è uno dei motivi per cui il forfettario nel commercio (quando sostenibile) è spesso competitivo: il coefficiente basso abbassa il reddito “stimato”.

4) Ristorazione (coefficiente 40%)

85.000 × 40% = 34.000. Se ipotizzi 8.000 di contributi, imponibile 26.000 e imposta 15% = 3.900. Qui la nota strategica è semplice: sei sul bordo della soglia 85k. Se prevedi crescita, va pianificato con attenzione.

5) Edilizia/costruzioni (coefficiente 86%)

50.000 × 86% = 43.000. Se versi 15.000 di contributi, imponibile 28.000 e imposta 15% = 4.200. Coefficiente alto = reddito stimato alto: in queste attività il confronto con il regime ordinario va fatto con più cura, specie se hai costi reali importanti.

 

Vuoi aprire una nuova società? Contattaci ora!

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.